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Sunday, February 24, 2008
Thursday, January 31, 2008
Moon and clouds
The entire Liguria was covered by a thick layer of clouds, all along its coast. As we rose higher and higher in the Ligurian Alps we slowly emerged, until we were under a clear blue sky and the soft blanket-like clouds below us.
After a day snowshoeing up Mt. Saccarello (c. 2200m) along the slopes of Monesi di Triora, the sun set, the moon rose, and a impressionist's palette of colours tinged the darkening sky.
I tried to capture the delicate hues, but I still feel I have not conveyed the full magnificence of the scene.
After a day snowshoeing up Mt. Saccarello (c. 2200m) along the slopes of Monesi di Triora, the sun set, the moon rose, and a impressionist's palette of colours tinged the darkening sky.
I tried to capture the delicate hues, but I still feel I have not conveyed the full magnificence of the scene.
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Friday, February 23, 2007
Svegliarsi in montagna
Il bello di dormire in un bivacco o in tenda in montagna è che quando ti alzi (ovviamente all'alba) sei subito immerso nella natura. Non c'è l'intermediazione del rifugio o dell'albergo, che ti ripropongono le abitudini della civiltà.
Esci e sei lì, fra le pietre, l'erba, le alte vette, il vento fresco che scioglie gli ultimi sogni ed un lago che lentamente si trasforma in uno specchio mentre il sole illumina - prima in alto e poi scendendo - la conca rocciosa che lo racchiude.
Esci dal sogno per entrarne in uno più dettagliato, più intenso, più puro perchè è lì nonostante te, sembra che sveli la sua bellezza non per te, osservatore, bensì per una sua inerente forza estetica. Sei insignificante, e sentirti tale, ti fa percepire ancora più profondamente la grandissima perfezione dell'ambiente che ti circonda, dove ogni disposizione di cose è essenziale, potrà essere lì per una cascata di eventi quasi casuali, governati da leggi fisiche però, non da intenzioni umane.
Ed era così ancora prima che tu nascessi e, forse, lo sarà ancora per molti anni a venire, addirittura secoli, se smettiamo d'interferire così pensantemente nell'ecologia globale.
Ecco, questi sono i pensieri che mi travolgono quando mi sveglio in montagna e scendo verso il ruscello per prendere l'acqua fresca, che servirà per un te bello caldo...
Esci e sei lì, fra le pietre, l'erba, le alte vette, il vento fresco che scioglie gli ultimi sogni ed un lago che lentamente si trasforma in uno specchio mentre il sole illumina - prima in alto e poi scendendo - la conca rocciosa che lo racchiude.
Esci dal sogno per entrarne in uno più dettagliato, più intenso, più puro perchè è lì nonostante te, sembra che sveli la sua bellezza non per te, osservatore, bensì per una sua inerente forza estetica. Sei insignificante, e sentirti tale, ti fa percepire ancora più profondamente la grandissima perfezione dell'ambiente che ti circonda, dove ogni disposizione di cose è essenziale, potrà essere lì per una cascata di eventi quasi casuali, governati da leggi fisiche però, non da intenzioni umane.
Ed era così ancora prima che tu nascessi e, forse, lo sarà ancora per molti anni a venire, addirittura secoli, se smettiamo d'interferire così pensantemente nell'ecologia globale.
Ecco, questi sono i pensieri che mi travolgono quando mi sveglio in montagna e scendo verso il ruscello per prendere l'acqua fresca, che servirà per un te bello caldo...
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Wednesday, February 21, 2007
Sfondi per PC in Creative Commons
Ho deciso di offrire alcune delle mie foto giornaliere come sfondi per PC in risoluzione 1280x1024 con licenza Creative Commons 2.5 (attribuzione della mia paternità dell'opera, uso non commerciale, possibilità di modifica ma con distribuzione Creative Commons).
La foto di oggi è stata scattata qualche anno fa sulla vetta dell'Antola. Questo giovane snowboarder stava raggiungendo la cima per poi avventurarsi in un breve (la neve era poca) cross-country freeride. Libertà! Abbasso gli impianti (anche se sono così comodi, sigh!)

Questa opera è pubblicata sotto una Licenza Creative Commons.
La foto di oggi è stata scattata qualche anno fa sulla vetta dell'Antola. Questo giovane snowboarder stava raggiungendo la cima per poi avventurarsi in un breve (la neve era poca) cross-country freeride. Libertà! Abbasso gli impianti (anche se sono così comodi, sigh!)

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Monday, February 19, 2007
Into the nowhere
2001.
No, non Odissea nello Spazio, bensì un trekking memorabile di nove giorni, insieme ad un mio amico anglo-tedesco.
Questa foto ritrae il primo tramonto, il primo bivacco, un passo vicino a Bardonecchia a circa tremila metri d'altitudine. Cinque ore di salita a partire da Rochemolles, 1600m. L'inizio di un'avventura, tanta fiducia e aspettativa, ma anche timore di esserci imbarcati in qualcosa oltre le nostre possibilità. Ma alla fine è stato solamente mettere un piede dopo l'altro e godersi l'incredibile paessaggio che si svelava intorno a noi. Non sapevamo dell'esistenza di questo bivacco. La tenda era ancora umida della pioggia della notte prima in campeggio in Valle Stretta. Il bivacco era nuovo. Legno che sapeva ancora di resina. Accogliente e caldo. Morbidi materassi e pesanti coperte. La nuvole che salivano dal fondovalle e ricoprivano come un'enorme piumino la Val Susa. Noi galleggiavamo sopra, come sospesi in un mondo al di là del tempo. Ma assaporavamo il lento ruotare del pianeta seguendo l'arco del sole che lentamente calava infilandosi sotto opache coltri di nebbia.
La fatica era terminata, rimaneva da meditare sulla purezza della natura che aveva deciso di accoglierci così dolcemente...
No, non Odissea nello Spazio, bensì un trekking memorabile di nove giorni, insieme ad un mio amico anglo-tedesco.
Questa foto ritrae il primo tramonto, il primo bivacco, un passo vicino a Bardonecchia a circa tremila metri d'altitudine. Cinque ore di salita a partire da Rochemolles, 1600m. L'inizio di un'avventura, tanta fiducia e aspettativa, ma anche timore di esserci imbarcati in qualcosa oltre le nostre possibilità. Ma alla fine è stato solamente mettere un piede dopo l'altro e godersi l'incredibile paessaggio che si svelava intorno a noi. Non sapevamo dell'esistenza di questo bivacco. La tenda era ancora umida della pioggia della notte prima in campeggio in Valle Stretta. Il bivacco era nuovo. Legno che sapeva ancora di resina. Accogliente e caldo. Morbidi materassi e pesanti coperte. La nuvole che salivano dal fondovalle e ricoprivano come un'enorme piumino la Val Susa. Noi galleggiavamo sopra, come sospesi in un mondo al di là del tempo. Ma assaporavamo il lento ruotare del pianeta seguendo l'arco del sole che lentamente calava infilandosi sotto opache coltri di nebbia.
La fatica era terminata, rimaneva da meditare sulla purezza della natura che aveva deciso di accoglierci così dolcemente...
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Sunday, February 18, 2007
Nuovo buon proposito
Siccome sto riorganizzando le mie foto, ho deciso di provare a condividere con voi una nuova foto al giorno. As simple as that! ma non credo sarà così facile. Vedremo...
Comincio con questa solo perchè ultimamente ho messo a posto la cartella che conteneva delle vecchie foto nella categoria OA: outdoor activities. Ora non archivio più le foto in cartelle categoriche bensì per shoot, ovvero per sessione fotografica. Poi con un programma di archiviazione assegno le foto a varie categorie, in questa maniera è più facile tenerne traccia.
Nel 2004 avevo deciso di fare un lungo trekking in tenda da solo nelle Dolomiti. Volevo attraversare il gruppo del Brenta e poi arrivare nel Parco dello Stelvio per finire all'omonimo passo. Doveva durare circa due settimane, secondo i piani. Ma in pratica è durato solo cinque giorni a causa del continuo maltempo. Lo zaino era davvero pesante: tenda, sacco a pelo, vestiti caldi, pentola e fornello e cibo a sufficienza. Ho dovuto pernottare in un paio di rifugi.
La prima notte da solo, in cima ad un crinale erboso, dopo il lungo viaggio da Genova, la forte pioggia, la ripida salita e le spalle doloranti è stata proprio dura, psicologicamente. Continuavo a domandarmi perchè mi fossi imbarcato in una simile avventura. Non potevo starmene tranquillo a casa? Invece di preoccuparmi della notte e della solitudine avrei potuto bermi una birra tra amici in Piazza delle Erbe.
Ma il giorno dopo, all'alba, ogni dubbio si dissolveva e cominciava a diffondersi in me la pace che riesco a trovare (purtroppo) solo in montagna.
Ho percorso sentieri alla base delle ripide pareti rocciose del Brenta. Sapevo che lassù, fra quelle aguzze cime, correva una famosissima ferrata: La Via delle Bocchette. Decisi che sarei tornato per affrontarla con l'adeguata attrezzatura.
E così è stato. Dopo un paio di settimane sono tornato con lo zaino leggero e l'imbrago.
Questa foto testimonia una delle tante scalette a strapiombo sugli abissi di roccia e vento. Di nuovo ero solo, ma ho incontrato tantissimi alpinisti lungo il percorso...un'altra emozionante avventura.
Comincio con questa solo perchè ultimamente ho messo a posto la cartella che conteneva delle vecchie foto nella categoria OA: outdoor activities. Ora non archivio più le foto in cartelle categoriche bensì per shoot, ovvero per sessione fotografica. Poi con un programma di archiviazione assegno le foto a varie categorie, in questa maniera è più facile tenerne traccia.
Nel 2004 avevo deciso di fare un lungo trekking in tenda da solo nelle Dolomiti. Volevo attraversare il gruppo del Brenta e poi arrivare nel Parco dello Stelvio per finire all'omonimo passo. Doveva durare circa due settimane, secondo i piani. Ma in pratica è durato solo cinque giorni a causa del continuo maltempo. Lo zaino era davvero pesante: tenda, sacco a pelo, vestiti caldi, pentola e fornello e cibo a sufficienza. Ho dovuto pernottare in un paio di rifugi.
La prima notte da solo, in cima ad un crinale erboso, dopo il lungo viaggio da Genova, la forte pioggia, la ripida salita e le spalle doloranti è stata proprio dura, psicologicamente. Continuavo a domandarmi perchè mi fossi imbarcato in una simile avventura. Non potevo starmene tranquillo a casa? Invece di preoccuparmi della notte e della solitudine avrei potuto bermi una birra tra amici in Piazza delle Erbe.
Ma il giorno dopo, all'alba, ogni dubbio si dissolveva e cominciava a diffondersi in me la pace che riesco a trovare (purtroppo) solo in montagna.
Ho percorso sentieri alla base delle ripide pareti rocciose del Brenta. Sapevo che lassù, fra quelle aguzze cime, correva una famosissima ferrata: La Via delle Bocchette. Decisi che sarei tornato per affrontarla con l'adeguata attrezzatura.
E così è stato. Dopo un paio di settimane sono tornato con lo zaino leggero e l'imbrago.
Questa foto testimonia una delle tante scalette a strapiombo sugli abissi di roccia e vento. Di nuovo ero solo, ma ho incontrato tantissimi alpinisti lungo il percorso...un'altra emozionante avventura.
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